La mia banca si chiama Google

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Google's applications rely on the storage of data on servers in the "cloud," which was the premise of network computing, he said. (...) "Finally, now the architecture works."
"Fundamentally, it's better to keep your money in the bank than in your pocket," Schmidt said, adding that the metaphor could be applied to keeping your software on the server.

Queste le parole di Eric Schmidt, CEO di Google, durante il Web 2.0 summit a novembre.
Sì, non è recentissimo ma stavo leggendo un po' di arretrati che mi ero tenuto da parte.

Ma... sembrerebbe che la mission di Google sia leggermente cambiata dal "voler indicizzare tutto il web" a "voler indicizzare qualsiasi cosa che assomigli ad un dato di un computer"?

Ora, non nego che in diversi casi questa mission gli sia riuscita molto bene, solo mi chiedo fino a che livelli l'utente è disposto a prostituire in giro per server i propri dati personali.
Forse è solo questione di abitudine — oggi chi si preoccupa più di tenere i soldi in tasca quando esiste il bancomat — forse no.

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1 Commento

ciao, ne ho parlato qui

http://ilmarkettaro.blogspot.com/2006/12/dove-sta-andando-google.html#links

e mi pare che siamo più o meno sulla stessa lunghezza d'onda

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  • Giorgio Soffiato: ciao, ne ho parlato qui http://ilmarkettaro.blogspot.com/2006/12/dove-sta-andando-google.html#links e mi pare che continua...
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